STORI A della PARROCCHIA

Questo scritto è  un racconto sulla storia della nostra Parocchia arricchito da date, personaggi e fatti susseguitisi dal 1783 al 1999.

La Marina di Catanzaroera collegata alla Città per mezzo di una strada che correva lungo la Fiumarella fino a piè Sala per poi inerpicarsi tra curve,fossati e burroni egiungere, attraverso la Porta di mare, nel centro storico.

All’altezza dell’attuale largo Torrazzo e a una distanza di circa 150 metri dal mare vi era una Torre di guardia che faceva parte di un complesso sistema di difesa costiera contro i saraceni voluta da Carlo V nei primi decenni del ‘500.

A cento metri dalla torre verso il fiume Corace era stata costruita, da parte della famiglia de Paula, un’edicola (dal latino “aedes” piccolo tempio) che racchiudeva l’immagine di Santa Maria di Porto Salvo, dipinta, forse, da qualche pittore di passaggio e donata ai de Paula probabilmente in segno di riconoscenza per qualche favore ricevuto. La popolazione della Marina cresceva in quanto arrivavano anche dai centri limitrofi contadini e piccoli artigiani che prestavano la loro opera ai vari patrizi e signorotti del luogo per cui si avvertiva la necessità di trovare un luogo di aggregazione spirituale. Giovan Antonio de Paula, erede di vasti poderi nella Marina, forse per accontentare i tanti suoi lavoratori e per dar maggior lustro al suo casato, nel 1623 inviò una lettera al vescovo dell’epoca, Fabrizio Caracciolo Piscizi, con cui chiedeva il permesso di erigere, al posto dell’esistente edicola, una piccola chiesa e fondare anche un jus padronato sotto il titolo di Santa Maria di Porto Salvo.  La sua istanza fu accolta ed il de Paula costruì, a proprie spese, una piccola modesta chiesetta che, per circa 150 anni, fu l’unica struttura in grado di aggregare spiritualmente gli abitanti sparsi nel territorio. Verso la fine del ‘600 molti terreni nonché il jus padronato, detenuti dalla famiglia de Paula, passarono nelle mani della famiglia de Cumis. I de Cumis mal tolleravano la presenza della chiesetta a ridosso di un loro casino (casa signorile di campagna), anche perché, a loro dire, il lezzo dei cadaveri sepolti nella chiesa e il mormorio della gente, in particolare di domenica in occasione della messa, disturbava la loro quiete e il loro riposo specie d’estate quando venivano a dimorare nella Marina.  Per questo motivo proposero alle autorità competenti l’edificazione di una nuova chiesa, più idonea ai bisogni della oramai cresciuta popolazione nella speranza anche di farla costruire altrove.  Nel 1783, in seguito al terremoto che aveva colpito e distrutta gran parte della Calabria, gli amministratori della Cassa Sacra avvertendo la necessità di dotare il territorio comunale di nuove chiese per l’incremento della fede e per la sopravvivenza della stessa comunità, disposero di dotare la Città di quattro nuove chiese curate: una a Pontegrande dedicata all’Immacolata; un’altra alle cosidette “baracche” dedicata a S. Teresa ed annessa al convento dei Padri di Minore Osservanza; un’altra nell’attuale Santa Maria dedicata proprio a Santa Maria di Zarapoti ed infine la quarta alla Marina  dedicata a Santa Maria di Porto Salvo. La Giunta della Cassa Sacra invitò il Vescovo a nominare un nuovo curato e la scelta ricadde sul Sacerdote Gaetano Scozzafava che divenne curato della stessa chiesetta di proprietà dei de Cumis con un vitalizio di 60 ducati all’anno.  Siamo nel 1789 anno in cui la Giunta della Cassa Sacra finalmente dà il via alla costruzione della nuova chiesa affidando i lavori di progettazione all’architetto Rocchi. Venne indetta un’asta pubblica che la ditta del mastro Pietro Bevilacqua si aggiudicò impegnandosi a consegnarla completata di tutto entro il 30 novembre del 1791. La spesa complessiva per la costruzione della chiesa che comprendeva un semplice altare, un campanile e, quale dimora del curato, un’unica modestissima stanza il cui massimo lusso era l’esser dotata di un caminetto, prevedeva un costo complessivo di 1152 ducati e 75 grana. I lavori si protrassero per le lunghe tant’è che nel 1794, poiché la chiesa non era ancora completamente terminata, il nuovo curato, don Francesco Oliva che si era insediato nel 1793, con una lettera infuocata indirizzata alla Giunta della Cassa Sacra, chiese che si mettese fine ai lavori di completamento della chiesa. La Cassa Sacra intervenne con tempestività e la questione fu risolta definitivamente. Mancava soltanto la campana, che la Cassa Sacra fece prelevare dalla chiesa di Simeri. La Marina aveva finalmente una sua chiesa!

Essa fu eretta a Parrocchia dal Vescovo mons. Bernardo De Riso con bolla del 14/11/1889 e riconosciuta tale con Regio decreto del 31/01/1892 del re d’Italia Umberto I che concesse “l’assenso a trasformare la Chiesa curata di Santa Maria di Porto Salvo, retta fino allora da un curato con nomina revocabile, in Parrocchia di Santa Maria di Porto Salvo con un parroco inamovibile”.

Il terremoto del 1905 danneggiò la chiesa ma quello del 1908 fece ancora peggio. Non ci fu mai pace per questa nostra Parrocchia. Bisognava chiedere aiuti, conforto, contributi, per poter continuamente riparare i danni, rattopparla alla meno peggio, ricostruirla. Per i danni del terremoto del 1905 il Reverendo parroco Francesco Maruca ricevette una comunicazione scritta da parte dell’Ufficiale di Governo di Catanzaro Marina, per il tramite del Sindaco di Catanzaro, con cui si comunicava che con nota della Regia Prefettura del 2 giugno 1915, n, 14435, div.4.. e in base al certificato di regolare esecuzione rilasciato dall’ Ufficio del Genio Civile era stato disposto a favore del  Parroco il pagamento di Lire 300 per i lavori di riparazione eseguiti nella Chiesa in seguito ai danni causati dal terremoto del 1905. Praticamente dieci anni dopo! Questi erano i tempi della burocrazia anche allora!!!Non è il caso di sottolineare, da qui in poi, quanto sia stata terribile, lunga e ferraginosala corrispondenza epistolare tra il parroco Don Giuseppe Frangipane e gli Uffici preposti e competenti in materia, durata oltre 15 anni, prima che la vecchia chiesa, rasa al suolo, venisse costruita ex novo e consegnata al culto nel 1957!!!!

Catanzaro Marina, che negli anni venti era divenuta oramai non solo il centro industriale della Città, ricordiamo la Ledoga, la Gaslini, la SAIC e l’Olearia ma anche un importante nodo ferroviario e crocevia stradale per le vie di comunicazione con la Puglia, la Sicilia, la Basilicata, fu fatta segno, nella seconda guerra mondiale, di tantissime incursioni aeree da parte delle forze anglo-americane a partire dai primi mesi del 1941 subendo così ingenti danni su tutto il territorio compresa anche la nostra Parrocchia. All’epoca, parroco della nostra chiesa era Don Giuseppe Frangipane che, l’8 ottobre del 1938, era stato nominato Economo della Parrocchia per poi diventare, “de jure”, Parroco  l’11 maggio del 1939 con bolla Arcivescovile. Nel febbraio del 1943 la chiesa, grazie anche ai lavori in gran parte effettuati dal Genio Civile, fu restituita al culto alla presenza di dell’Arcivescovo Mons. Fiorentini e delle autorità civili e provinciali con grande giubilo dei parrocchiani. Nello stesso anno, però, le incursioni ed i bombardamenti aerei aumentarono per ritmo ed efficacia a tal punto da radere al suolo case, gran parte delle industrie e  la stazione ferroviaria. Il tetto della chiesa crollò e alcune pareti, comprese quelle della casa canonica, furono lesionate. Ricordiamo che all’epoca la casa del parroco era parte integrante della chiesa ed occupava il lato di via Corace. L’entrata principale era sul lato opposto dove attualmente si trova la cupola semicircolare che ospita l’altare. In quella circostanza la sala grande dell’asilo infantile delle suore dell’ordine di Maria Immacolata Concezione di Ivrea fu adattata per le funzioni religiose  fino al mese di gennaio del 1945 quando la chiesa, riparata alla meno peggio, fu riaperta al culto. Ma nel 1946 il soffitto della chiesa crollò, fortunatamente in un’ora in cui non si celebrava alcuna funzione e perciò si dovette procedere nuovamente alla sua riparazione. A distanza di soli cinque anni, esattamente nel 1951, la chiesa fu fortemente danneggiata dall’alluvione che si abbattèsulla Marina e fu dichiarata impraticabile per cui fu giocoforza demolirla per procedere al suo rifacimento. Don Peppino, così amavamo chiamarlo, lottò per la ricostruzione della sua chiesa contro tutto e tutti dal 1943 al 1957 scrivendo memorabili lettere e suppliche di aiuto a due Presidenti della Repubblica, De Nicola ed Einaudi, ai vari Presidenti del Consiglio nazionale, a decine di ministri, ai responsabili del Genio Civile, ai vari Sindaci di Catanzaro e persino a Mario Riva, famoso conduttore del programma televisivo “Il Musichiere”. Finalmente il 02 aprile del 1957 questa nostra chiesa, costruita ex novo, fu riaperta al culto.

Dopo 41 anni, la notte del 17 aprile 1998 una parte del tetto, a sinistra, al di sopra dell’entrata principale della Parrocchia, crollava rumorosamente cedendo all’usura del tempo. I lavori di ripristino del tetto, grazie all’interessamento del Parroco Arciprete Don Giuseppe Conte succeduto il 20 febbraio 1966 al Parroco Canonico Don Giuseppe Frangipane, iniziarono quasi subito e, nell’arco di tempo di quasi un anno, il 29 aprile del 1999 veniva riaperta al culto alla presenza dell’Arcivescovo di Catanzaro Mons. Antonio Cantisani.

Ricostruzione chiesa 1955_edited
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storica 4
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Processione della Madonna luglio 1948                   1948
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Ricostruzione chiesa 1955_edited
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