Sono trascorsi quarant'anni da quando sono salito a bordo della tua barca. Sembra tanto, ma è come se fosse ieri, un tempo senza tempo. Non sono mai stati anni noiosi, anzi devo sinceramente ammettere che con te non ci si annoia mai. Ricordo la prima sera a bordo, soli, al buio e in quella notte sensazioni strane, ricordi mai vissuti hanno accompagnato il sonno inquieto. Abbiamo attraversato mari in tempesta, mari stagnanti e misteriosi. Mi hanno sempre accompagnato le parole di Paolo: "sono stato con te, ovunque sei andato".

È vero, quando le tempeste sembravano senza fine e i venti scuotevano le vele della barca, improvvisamente tutto tornava alla normalità, con esperienze in più, pur con dolori da calmare e ferite che con gli anni non hanno mai cicatrizzato abbastanza. Ogni alba della vita è alzare gli occhi verso l'albero maestro e chiedere:" qual è la rotta?". Non si diventa mai lupi di mare, qualcosa sfugge sempre e questo fa navigare con l'umiltà di chi ha bisogno ancora del nocchiero.  Quarant'anni sono tanti, non li avverto se non come numero, quaranta è anche il tempo del deserto, di cammino interiore verso la terra promessa. Ultima tappa è Gerico, quando saranno crollati i miei mostri. Vedrò il tuo volto, finora è solo di spalle, per quanto rassicurante.

Ho bisogno ancora, Maestro, che tu indichi la rotta, la mia carta nautica è un po’ stropicciata dalla vita. Non ho bisogno di medaglie, per segnare una storia d'amore, ogni giorno è il primo e unico, forse l'età che avanza la rende più cosciente, più intima. Ecco, ho bisogno oggi più che mai di intimità con te. Voglio navigare ancora con Te, misterioso e affascinante Dio, malgrado le mie inadeguatezze. Ho voglia di solcare i mari della vita, felice solo di essere a bordo e contemplare le tue spalle, nel riflesso del sole. Buon vento, Maestro!

24 Luglio 2022